Fonte: Corriere del Mezzogiorno.

GIULIANO: «SONO SOSPETTI DA COMMEDIA» 13/07/2010
NAPOLI - Senatore Pasquale Giuliano, lei che è un cosentiniano...
«Prego, io sono giulianeo».
- Che fa, ha già preso le distanze da Cosentino, ora che il sottosegretario è accusato di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete?
Per carità. Tra noi c’è sempre stata coincidenza e convergenza politica. E quando a suo tempo si verificò la richiesta di arresto io fui tra quelli che giudicarono eccessivo il provvedimento, una misura troppo severa rispetto a fatti ancora poco chiari.
- E adesso che altri pentiti hanno fatto il nome di Cosentino, che ne pensa?
Rimango della mia idea. E poi, in questi casi, il numero dei pentiti conta poco: se non ricordo male quelli che accusavano Enzo Tortora erano una quindicina. Come è andata a finire, lo ricordiamo tutti.
- Ma, soprattutto, pesa su Cosentino questa brutta storia della cosiddetta P3, delle pressioni sulla Corte di Cassazione, sulla diffamazione ordita ai danni di Caldoro.
Per la verità, quando ho letto di queste accuse, ho sorriso, ho visto un’ombra di incredulità allungarsi su tutta la faccenda.
- Diffamazioni, appalti pilotati, lobby criminali: le sembra roba da ridere?
Penso che questa storia di un gruppo di persone che progetta di subornare o di condizionare organi istituzionali o persone di grande levatura non sia credibile. Del resto, nulla di quello che si proponevano si è realizzato... Dunque, ha ragione Caldoro quando dice che gli accusati gli ricordano la "banda del torchio".
- Una banda di inetti che, però, puntava a screditare Caldoro proprio per far emergere la candidatura di Nicola Cosentino.
Io posso solo dire che Cosentino è stato uno dei maggiori sostenitori della candidatura di Caldoro.
- Via, senatore, che Cosentino abbia lottato come un leone per essere lui il candidato Pdl lo sanno anche i bambini.
Sì, ma quando ci siamo resi conto che la sua candidatura era irrealizzabile, lui si è impegnato con lealtà a raccogliere consensi per Caldoro.
- Adesso, però, i comportamenti della «banda del torchio» gettano nuovi sospetti su Cosentino.
Appunto: sospetti. Per condannare qualcuno, occorrerebbe qualcosa in più. Non si può essere garantisti a corrente alternata. Sembrerebbe, in sostanza, che Cosentino sia stato destinatario di informazioni da parte di soggetti molto particolari.
- «Molto particolari » in che senso? E chi sono questi soggetti?
Il sottobosco della politica è pieno di personaggi che ti dicono "ho parlato con Silvio, con Gianni, con Giorgio...", ma che in genere sono dei mitomani. La politica è costellata di figure in cerca di una chiave d’ingresso al potere.
- E un politico esperto come ad esempio Cosentino darebbe ascolto a dei noti millantatori? Perché?
Il politico è disposto e disponibile ad ascoltare tutto e tutti, la "gente".
- Gente a parte, l’affaire Cosentino supera ormai i confini regionali, e rischia di travolgere il centrodestra a livello nazionale.
Quando un fatto trova un’eco mediatica così ampia, qualche riflessione bisogna farla. Ma la mia impressione è che tirare fuori la legge Anselmi sia una trovata da commedia all’italiana, come il golpe del ’70 affidato ai Forestali.
- Il fatto è, senatore, che in Italia risulta sempre difficile distinguere la farsa dalla tragedia. Però mi sembra che lei minimizzi un pò troppo.
Non minimizzo, dico che Caldoro era la vittima designata di notizie fantasiose, ma la perfidia di qualcuno ha trovato un freno immediato. Aspettiamo con fiducia che le cose si chiariscano, e vedrà: salterà fuori anche qualche aspetto divertente.
- Tipo i Forestali del ’70?
Chi lo sa. Ho incontrato Cosentino appena un’ora fa. Mi ha fatto un sorriso, come per dire: questa è la politica…

